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La storia della Pellegrinelli

Impara l’arte e mettila da parte….

Dire com’è iniziata la nostra modesta attività commerciale è semplicemente rivivere la situazione economica italiana in generale, e di quella valdostana in particolare, nei lontani anni 50 quando eravamo usciti da poco dall’infausta seconda guerra mondiale.


Bisognava “ricostruire“ e così, mentre in gran parte dell’Italia si lavorava alacremente per rimettere in piedi le fabbriche e le case distrutte dai bombardamenti, nella nostra vallée, pur continuando la tradizionale attività agricola e quella siderurgica, si cominciò a costruire strade dove prima c’erano mulattiere e alberghi non solo di lusso, sia per il sempre più raffinato turismo di élite, sia per il nascente turismo di massa, per il quale una nuova conquista si stava affermando. La seconda casa!
La conseguenza diretta fu la grande espansione dell’edilizia privata con l’impiego di tutta la mano d’opera disponibile in valle e di ampie percentuali di altra proveniente prevalentemente dal meridione.
Oltre alla mano d’opera, ci fu ovviamente un corrispondente aumento nel consumo di materiali e dall’impiego di attrezzature necessarie per la costruzione, la finitura e l’arredamento di tutte queste nuove abitazioni in cui il legno, per disponibilità locale e per tradizione alpina, era molto utilizzato.


In tutto questo contesto io ero, purtroppo, soltanto uno spettatore passivo: avevo vent’anni, lavoravo alla Cogne di Aosta e avevo un’insaziabile desiderio di uscire dalla mediocrità, di iniziare attività personali, di inserirmi in qualche modo, anche se marginalmente, nel mondo economico di quei fuggenti anni 50 e di fare qualcosa di più costruttivo, di più mio.
Una bella sera, rientrando in treno da Saint Vincent, trovai un giornale abbandonato su un sedile accanto al mio. Per ingannare il tempo mi misi a scorrerlo e, sugli annunci economici, lessi che una ditta di Milano, che operava nel settore degli utensili per la lavorazione del legno, cercava un venditore, munito di automezzo “con conoscenza del settore” per la vendita dei suoi prodotti presso le falegnamerie della Valle d’Aosta. Mi proposi con entusiasmo: il mezzo di trasporto ce l’avevo: una Vespa 125 comperata di seconda mano, la voglia di fare che mi usciva dalla pelle e la “conoscenza del settore” anche (ma non troppo) perché anni prima, da ragazzo, ero andato ad aiutare gratuitamente un insegnante della scuola di avviamento professionale presso il locale laboratorio di lavorazione del legno: Egli costruiva allora, fuori dalle ore di insegnamento, i nuovi mobili per la sua camera e cucina, perché anche per lui i soldi non erano troppi. E così imparai a lavorare alle macchine, a conoscere l’utensileria, a capire perché alcuni utensili erano buoni ed altri no, a incollare e a verniciare (a stoppino, con gommalacca, allora)!


Forte di questa conoscenza mi presentai a Milano, alla Lombardo Utensili, dove mi spiegarono che il mio lavoro sarebbe stato retribuito “a commissione”, a pagamento avvenuto, mi spiegarono che la loro politica di vendita era basata sulla qualità e non sul prezzo basso, si dissero pronti all’assistenza tecnica telefonica, ed eventualmente in loco per casi particolari, mi diedero alcuni cataloghi e mi augurarono buona fortuna!
E così cominciò la mia nuova vita: operaio alla Cogne e venditore di utensili per la lavorazione del legno nelle ore rimaste libere dai turni di lavoro.


I primi tempi furono abbastanza duri, ma lo prevedevo: l’artigiano locale è sospettoso, teme di essere imbrogliato, sta sulle sue e rimanda gli acquisti a quando avrà conosciuto meglio colui che glieli propone.


Ho cercato di essere sempre e leale, e a poco a poco i clienti mi hanno accordato la loro fiducia e la loro amicizia, quasi sempre comperando con fiducia da me ed incitandomi a trattare anche altri prodotti, sempre di qualità.


Col passare del tempo, la gamma dei prodotti venduti è aumentata considerevolmente, includendo vernici per mobili, per parquets, impregnanti per serramenti ed elettroutensili delle migliori marche esistenti allora sul mercato, rinunciando a prodotti più economici di sconosciuta qualità. La Vespa 125 è stata poi sostituita da una fiammante Fiat 500 C, poi una 600, una 1100 bianca con strisce azzurre ed una 128 famigliare.


Per garantire una sollecita evasione degli ordini occorreva però un magazzino con una scorta ponderata di tutti i materiali trattati, e fu così che una parte della propria casa di Chevrot si trasformò in negozio e i relativi scantinati in deposito. Il cliente poteva così trovare disponibili i prodotti necessari semplicemente suonando il campanello dell’abitazione. Mia moglie Giuliana si occupava della vendita e la signora Marinella di tutta parte contabile con ineguagliabile impegno e precisione. Fu in questo periodo che ebbi la grande fortuna di poter contare sulla disponibilità e preziosa collaborazione del mio grande amico Enrico Bosio, che mi si affiancò nelle vendite con grande entusiasmo, tanto che ancora oggi molti clienti, specialmente dell’alta valle, mi chiedono sempre di lui, e conservano un piacevole ricordo delle sue visite.


Il primo grande investimento è stato realizzato quando, artigiani del legno e grandi industrie locali (Cogne e Sadea) avevano cominciato a richiedere materiali abrasivi con consegne rapide. Ogni utilizzatore aveva bisogno di forme, misure e grane diverse, anche in modeste quantità. Le aziende che producevano questi prodotti si trovavano in regioni lontane dalla nostra (Piemonte, Lombardia, Veneto), non accettavano ordini per pochi pezzi e per giunta i trasporti erano molto più lenti e costosi di adesso.
Da qui è nata l’idea di realizzare un’attrezzatura che fosse in grado di produrre in brevissimo tempo quanto richiesto.


Progettai così l’impianto, lo feci costruire da aziende artigianali locali, ed in breve tempo, altri locali della casa di Chevrot vennero occupati da questo nuovo sistema. Costruita la macchina, bisognava però farla funzionare, e quindi, finiti i turni alla Cogne, terminate le visite ai clienti, finivo, insieme a mia moglie, a lavorare nelle ore serali per non dire notturne. Mio figlio Roberto, per non sentirsi solo, si addormentava nella zona di lavoro nonostante i rumori. Fummo così in grado di garantire nastri, dischi e fogli abrasivi con consegne in 24 ore anche per modesti ordini.


Siamo così arrivati al 1985, il volume di lavoro aumentava rapidamente e io faticavo, anche per l’età, a tenere il passo nella frequenza di visita ai clienti ed alla contemporanea consegna dei prodotti ordinati, quando, fortunatamente, mio figlio Roberto, terminato il servizio militare, entrò nell’azienda a tempo pieno e rapidamente prese in mano la situazione ampliando ulteriormente la clientela e la rete dei fornitori.
La conseguenza quasi immediata fu che il vecchio deposito negli scantinati non bastò più e fu necessario costruirne uno nuovo. Si acquistò il terreno del vicino e ci si costruì un nuovo deposito interrato di 300mq nel quale la dislocazione dei prodotti risultò decisamente migliorata sia nell’esposizione che nello stoccaggio. Finalmente dotato di luminoso ed ampio ufficio per la signora Marinella.


Nei periodi successivi all’alluvione del 2000, Daniele Vestena entrò a far parte dell’azienda. Poco tempo dopo, l’avvicinarsi della pensione di Marinella, ha poi richiesto un preventivo affiancamento con una nuova figura che avrebbe svolto per il futuro compiti e conoscenze da lei acquisiti nei tanti anni passati. Katia Cremonese è stata così assunta nel maggio del 2004.


Con il nuovo magazzino il lavoro aumentò in proporzione ed il parcheggio divenne presto insufficiente. La mancanza di vetrine espositive e lo scomodo accesso attraverso una rampa spinse Roberto a ricercare nuovi spazi, più visibili e più facilmente raggiungibili. A Gennaio 2008 aprimmo la nuova sede di Saint Christophe. A ruota, l’organico si è poi implementato con: Luca Annibal nel 2007, Dario Grumolato nel 2010 e Nicolò Rivetti nel 2013.


Agosto 2016. Trasferimento nella nuova sede di Loc. Grande Charriere, 5. La sede scelta nel 2008, benché sita in zona commerciale, ben accessibile e dotata di ampie vetrine, era diventata troppo sacrificata negli spazi.